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Leggero come una foglia autunnale, era scivolato via il primo mese di scuola. Fanny e Beatrice erano diventate amiche. La conturbante bionda aveva convito il padre ad assumere Beatrice nell'impresa familiare. Come futura ragioniera; anche se per il momento Beatrice non brillava tra i banchi.
Mirco aveva superato i test d'ingresso delle varie materie con voti discreti; gli bastò questo per sentirsi all'altezza di Renato Dulbecco. Nei rapporti sociali con i compagni di classe non era andato oltre qualche chiacchiera all'intervallo, e un tentativo di approccio con Fanny.
L'aspirante ballerina era stata invitata in discoteca. Fanny aveva accettato; Mirco pregustava un sabato sera da leone. La bella ragazza,tuttavia, si presentò alla balera munita di accompagnatore. Il giorno seguente Mirco pareva deciso ad abbandonare l'affare.
Si ricordò le parole che Mickey diceva a Rocky, quando il pugile di Philadelphia era sul punto di mollare:"Ancora un altro round!" Ecco; con Fanny avrebbe "combattuto" un'altra ripresa. L'avversario meritava quello sforzo.
Nel giorno di Halloween la scuola Conti presentava un panorama desertico. Nella sezione di Mirco le presenze si contavano sulle dita di una mano; nelle altre classi la situzione non era migliore. Pur non essendo un giorno festivo, molti alunni avevano programmato il ponte. Nel giorno delle zucche, parodossalmente, mancavano gli zucconi.
Prima dell'inizio delle lezioni Mirco colloquiò con la segretaria factotum, la signorina Vincoso. Sessant'anni, ferocemente nubile da sempre, era alla Conti da oltre un trentennio. Indossava quasi sempre gli stessi abiti: un'insignificante camicia rossa, gonna nera, scarpe Cavallino coi tacchi. Aspetto generale trasandato; la Vincoso dimostrava una maggiore età di quella anagrafica. Forse perchè trascorreva più tempo a scuola, spesso dalla mattina presto fino a notte inoltrata, che a casa.
La segrataria, per il suo carattere da kapò nazista, era invisa ad una larga parte del popolo studentesco. Che le aveva affibbiato un paio di soprannomi; signor Burns e signorina Tic (strizzava gli occhi, arricciava il naso, muoveva in continuazione la gamba destra).
La Fusi, l'insegnante di francese, non si disperò dello scarso uditorio. Seraficamente aggiornò il registro di classe. Lesse, poi, un brano; trattava dei supermercati francesi. L'argomento non appassionò Mirco e gli altri quattro sodali. La Fusi chiuse il libro di testo, per parlare poi della maturità. Essendo un comune destino, o almeno così speravano, gli studenti la tempestarono di domande. Non ne uscirono tranquillizzati; disponevano, tuttavia, di quasi tre anni di tempo per saperare la paura.
Diverso , al cambio dell'ora, l'atteggiamento di Manetta. Ogni assente che segnava sul registro era un coltello nella piaga. Improvvisò un discorso sul degrado dei costumi, partendo dall'antica Roma.
A salvare gli alunni dal supplizio, il provvidenziale Nokia 3310 manettiano. Il prof. era sempre molto richiesto, anche il venerdì di Halloween.
Il docente, poi, ricordò di dover consegnare i test d'ingresso di Italiano. Effettuati ormai tre settimane prima. Li corresse rapidamente; Mirco incassò un sette, Francesco cinque, Edda otto, Fabio sei, Luca quattro. Driiin! Driiin! Intervallo.
Per far salire il bioritmo della serata, durante la pausa, Mirco sfidò Francesco a braccio di ferro. Dopo alcuni minuti di strenua resistenza, perse. Francesco era un muratore e possedeva un bicipite ben tirato a lucido. Terminata la contesa interloquirono:
"Complimenti, Francesco".
"Anche a te Mirco; non è stato facile batterti."
"Serata fiacca, eh?"
"Sì. Se le prossime settimane continuerà così forse salterò i venerdì. Mi farò i weekend lunghi."
"Non è una cattiva idea."
Il discorso fu interrotto dalla scampanellata della Vincoso e dal rientro in aula del prof. Manetta. Con annessa copia dei Promessi Sposi sottobraccio.
"Ma Don Rodrigo..."
"Stop, Pezzenti!"
"Di nuovo?"
"Ragazzi, è bene ricordare che Don Rodrigo nella sua infanzia..."
Mirco si era pentito di essersi offerto volontario per la lettura. Manetta lo interrompeva quasi ad ogni riga, dilungandosi in spiegazioni spesso superflue.
Alle 21.25 il signor Burns fece calare il sipario. Anche i cinque sventurati, finalmente, potevano zucconarsi a dovere.